Time for a noble cause - Beppe

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I don’t like to talk about the past, I look forward: the next boof, the new white-water move, in a kayak, as far as my age allows.

But today I have to look back, to revive memories.

Valsesia saw me arriving in 1988, on an Aermacchi Harley-Davidson 125cc, to take a kayak course at the only school of the time: that of Maurizio Bernasconi in Vocca.

It’s June, it’s raining.

As it used to rain in Valsesia: always.

I arrive alone, without equipment except with some woolen clothing and tights from the military. 

I test the waters in the “Frullatore” (blender) of the Mastallone and I come out completely frozen. With great kindness Maurizio lends me a dry suit for the rest of the week. And after such a beginning you either go home immediately or fall in love. For me it was love. After all, how can you not be attracted to a group of crazy freaks who dine on grappa! Roberto Bonelli, Sergio Boschi, Paolo Lovatto, Gianluca Ricci. And I could go on with the legends.

Since that beginning I haven’t stopped, going on to paddle all over the world while retaining my passion for moving water and knowing that we are privileged to be in places that only we canoeists can visit and enjoy. Only us and no one else. Especially if it’s a gorge with vertical walls. This is why I have always loved to run rivers in deep canyons, for this sort of "exclusivity". Since the 90s, practicing the sport of canyoning, I have travelled the length and breadth of the Sorba, always in the company of my late and dear friend, Paolo Lovatto. I remember afternoons planting bolts by hand to protect the route; no drills. In that period only a few "estremi" dared to paddle the section from the confluence with the Gronda. Among those few I remember the group of Kayak Team Turbigo, some of the strongest paddlers in northern Italy.  I myself dared just a few years later. The episode and stories about those years are countless, but I will stop here: it is not the time for memories.

It is time to defend a noble cause.

The madness and myopia of certain people living with blinkers is alarming.

How could one think to destroy paradise? It is hard for me to understand if it is not a matter of the mere greed of a few at the expense of an entire community and beyond.

I will not go into the details of the construction project for the plant. Fred and Valeria have already provided them extensively.

I urge those who do not already know Sorba Valley to google “Rassa images” and try to imagine that near the Roman bridge there is planned a noisy power station that, if it works well, will light up the Mayor’s bulb.

We are told that we are living-room environmentalists. We love argumentative hyperbole, and so 

I conclude with one of the most illustrious of all time.

"Ma sedendo e mirando, interminati

spazi di là da quella, e sovrumani

silenzi, e profondissima quiete

io nel pensier mi fingo"


"But sitting and marvelling, interminable

space there beyond, and superhuman

silence, and piercing stillness

do my mind envisage"

(G. Leopardi, The infinite, vv. 4-7)

Every signature counts, add yours

ITA

Non parlo volentieri del passato, mi piace guardare avanti: al prossimo boof, alla nuova mossa in acqua bianca, in kayak, per quanto la mia età me lo consenta.

Oggi però devo guardare indietro, far emergere i ricordi.

La Valsesia mi vide giungere nel lontano 1988, con una Aermacchi Harley-Davidson 125cc per fare un corso di kayak presso l’unica scuola dell’epoca, da Maurizio Bernasconi a Vocca.

È giugno, piove.

Come pioveva una volta in Valsesia: sempre.

Arrivo da solo, senza attrezzatura se non con qualche capo in lana e la calzamaglia del militare. Faccio la prova di acquaticità nel frullatore del Mastallone, esco completamente congelato e con grande compassione Maurizio mi presta una tuta stagna per il resto della settimana. E questo è l’inizio dopo il quale o te ne torni a casa immediatamente o ti innamori. Per me è stato amore, d’altronde come si fa a non essere attratto da un gruppo di pazzi scatenati che a cena pasteggiava a grappa! Roberto Bonelli, Sergio Boschi, Paolo Lovatto, Gianluca Ricci. E potrei andare avanti con la Mitologia. Da allora non ho mai smesso di pagaiare in tutto il mondo e ho mantenuto immutata la stessa passione per l’acqua mossa e per il fatto che siamo dei privilegiati nell’essere in un punto della Terra che solo noi canoisti possiamo visitare, possiamo godere. 

O noi, o nessun altro. Specie se si tratta di gole con pareti verticali. Anche per questo ho sempre amato percorrere fiumi in gola, per questa sorta di “esclusività”.

A partire dagli anni ‘90 praticando canyoning ho percorso il Sorba in lungo e in largo, sempre in compagnia del compianto e caro amico Paolo Lovatto. Ricordo i pomeriggi a piantare spit a mano per attrezzare il percorso, niente trapani. In quel periodo solo pochi “estremi” si azzardavano a percorrere in kayak il tratto dalla confluenza con il Gronda. Tra quei pochi ricordo il gruppo del Kayak Team Turbigo, tra i più forti pagaiatori del nord Italia. Io ho ardito solo qualche anno dopo.

Gli episodi e gli aneddoti di quegli anni sono innumerevoli, ma mi fermo qui: non è tempo di ricordi.

È tempo di difendere una causa nobile.

La scelleratezza e la miopia di certi individui che camminano con il paraocchi contro un muro sono disarmanti. Come si può pensare di depravare il paradiso, ancora mi è duro da comprendere, se non per una mera questione di bieca cupidigia di pochi a discapito di un’intera comunità e non solo. Non entro nei dettagli del progetto di costruzione della centrale, fred e Valeria li hanno già forniti ampiamente. Vorrei sollecitare, chi ancora non conosce la Val Sorba, a “googolare” (Oddio che cosa orribile che ho scritto!!) Rassa “immagini” e provare solo ad immaginare che nelle vicinanze del ponte romano si erga una rumorosa centrale che, se tutto va bene, accenderà una lampadina da 2W del sindaco. Ma si sa, noi ambientalisti da salotto amiamo disquisire per iperboli e pertanto concludo con una delle più illustri di sempre.

Ma sedendo e mirando, interminati

spazi di là da quella, e sovrumani

silenzi, e profondissima quiete

io nel pensier mi fingo;…

(G. Leopardi, L’infinito, vv.4-7)

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