Frederic's magical flight

ENG

I live in Campertogno. I have not always lived here, but I have been living there since I was 6 years old, when my dad bought back the family house from his cousins. I have been canoeing for 48 years, in Valsesia for 45 years... I don't remember the date of my first descent of the Sorba, but I do remember that it was under the enthusiastic and almost crazy guidance of my Roman friend “Uncle Mario” in the 2000s. Until then I was looking at the Gronda and the Sorba as sections at the limit... with the Dancer or Pirouette Super Sport boats, it was in fact another story!

Since this first descent, Gronda and Sorba have become my favourite routes throughout Valsesia. The Gronda is a jewel of jumps, slides and waterfalls that end with the wonderful rapid under the Rassa bridge. Under the little bridge, a rapid preceded by a beautiful little lake where you can take a deep breath before the half slide that precedes the magic flight, that moment of eternity where you are in perfect symbiosis with the torrent, you share its journey, its rolling from one stone to another and all its verticality.

One of the aspects that makes this descent unique is the approach to Rassa, which appears in a straight line 300 metres before, with its huts of another time aligned on the narrow banks, the gneiss roofs perfectly integrated into the landscape of woods and rocks all around. Before the Roman bridge with the wonderful slide below, the first houses of the village seem to form a guard of honour to us, humble and enterprising canoeists who watch them from where only we can. As soon as we have finished the slide, either we continue through the whole village and start the Sorba stretch with the enchanting rapid of the "three jumps" - but for this we will need another story - or we disembark, right bank, in the magnificent meadow of the confluence.

And here I stop.

Because it is precisely here, in this green layout, which perfectly matches the natural geometry of the confluence between Gronda and Sorba, that this monster should be born. Oh no, not a building made entirely of grey cement and tens of metres high. No, it should be almost underground, "almost invisible", they say. Almost. But nothing is said about the construction work on more than 1 km of intact mountain that will cut rocks and meadows with steel and chemical compounds; nothing about the noise of the turbine that will continuously churn the piped water under the windows of a house nearby (100 db compared to the 60 produced today by the two tributaries put together), nothing about the death of the torrent on that kilometre, judged by experts "one of the most difficult and beautiful in the whole of the Valsesia basin".

The poor, false, desperate arguments of those who "want the power station" would fall into silence if not for the expectation of money. Poor arguments, because the project, halved in scale compared to the initial proposal, is expected to lose money and therefore none of the "compensation works" can be carried out. False arguments such as "saving Rassa", a small village that for centuries has lived peacefully without hydroelectric works and has for years enjoyed the flow of tourists and public subsidies that rise the attention of so many other Valsesian municipalities. Desperate arguments such as characterizing those who oppose the project as "living-room environmentalists"; there are 3500 who have signed so far ... so many living-rooms, in fact.

If ....

Should they win, we will not stop here. This power station built in the heart of the Alps, desired by only a few Tremendi (this is the nickname given to the inhabitants of Rassa), will weigh forever on Rassa's image, and the thousands of canoeists, fishermen, and hikers will remember it.

If the project is abandoned, a great festival in the spring will bring together all those who fought against this power station, and Rassa, saved from the destruction of the micro power stations, will become an example for the hundreds of similar projects being developed in Europe.


Fred

Every signature counts, add yours
ITA

Vivo a Campertogno. Non da sempre, da 7 anni, ma la frequento dall’età di 6 anni, quando mio papa ricomprò la casa familiare ai suoi cugini. In canoa ci vado da 48 anni, in Valsesia da 45 anni… Non mi ricordo la data della mia prima discesa del Sorba, ma mi ricordo che fu sotto la guida entusiasta e quasi pazza dell’amico romano Zio Mario negli anni 2000. Fino allora guardavo il Gronda ed il Sorba come tratti al limite del possibile… con le barche Dancer o Pirouette Super Sport, era infatti un’altra storia!

Da questa prima discesa, Gronda e Sorba sono diventati i miei percorsi preferiti di tutta la Valsesia. Il Gronda è un gioiello di salti, scivoli e cascate che finiscono con la meravigliosa rapida sotto il ponte di Rassa. Sotto il ponticello, una rapida preceduta da un bel laghetto dove puoi respirare lungamente prima del mezzo scivolo che precede il volo magico, quell’istante di eternità dove sei in perfetta simbiosi con il Torrente, condividi il suo viaggio, il suo rullio da un sasso all’altro e tutta la sua verticalità.

Uno degli aspetti che rende unica questa discesa è l’approccio verso Rassa, che appare in linea dritta già 300 metri prima, con le sue baite d’un altro tempo allineate sulle anguste sponde, i tetti di beole perfettamente integrati nel paesaggio di boschi e rocce tutt’attorno. Prima del ponte romano con il meraviglioso scivolo sottostante, le prime case del paese sembrano formare una guardia d’onore a noi, umili ed intraprendenti canoisti che li guardiamo da dove solo noi lo possiamo fare. Appena finito lo scivolo-salto-volo, o si prosegue per attraversare tutto il paesino ed iniziare il tratto del Sorba con l’incantevole rapida dei “tre salti” - ma per questo ci vorrà un altro racconto – o si sbarca, sponda destra, nel magnifico prato della confluenza.

E qui mi fermo.

Perché è proprio qui, in questa stesura verde, che sposa alla perfezione la geometria naturale della confluenza tra Gronda e Sorba, che dovrebbe nascere questo mostro. Oh no, non una costruzione tutta di cemento grigio ed alte decine di metri. No, dovrebbe essere quasi interrata, “quasi invisibile”, dicono. Quasi. Ma non si dice niente sui lavori che su oltre 1 Km di montagna a tutt’oggi intatta verranno a tranciare rocce e prati con acciaio e composti chimici; niente sul rumore lancinante della turbina che frusterà di continuo l’acqua intubata sotto le finestre di una casa lì vicino (100 db a fronte dei 60 prodotti oggi dai due affluenti messi insieme), niente sulla morte del torrente su quel kilometro, giudicato dagli esperti “uno dei più ardui e belli di tutto il bacino valsesiano”.

Le povere, false, disperate argomentazioni di cui “vuole la centrale” cadrebbero nel silenzio se non ci fosse il rumore dei soldi attesi a scatenare la loro voce. Povera argomentazione, quando il progetto ridotto di meta in confronto al progetto iniziale, è previsto in perdita e pertanto nessuna delle “opere di compensazione” potrà essere realizzata. Falsa argomentazione quella di “salvare Rassa”, paesino che da secoli vive sereno senza opere idroelettriche e gode da anni di flussi turistici e di pubbliche sovvenzioni che fanno gole a tanto altri Comuni valsesiani. Disperata argomentazione quando l’unica difesa contro chi si oppone è di trattarli di “ambientalisti di salotto”; sono 3500 al momento quelli che hanno firmato contro… tanti salottini, infatti.  

Se….

Dovessero vincere, non ci fermeremo qui. Questa macchia di una centralina costruita nel cuore delle Alpi peserebbe per sempre sull’immagine di Rassa, e le migliaia di canoisti, pescatori, escursionisti se ne ricorderanno.

 Fosse abbandonato il progetto, una grande Festa in primavera riunirà tutti quelli che hanno combattuto contro questa centralina voluta da pochi Tremendi (questo il soprannome che si danno gli abitanti di Rassa) e Rassa, salvata dallo scempio delle micro centrali, diventerà Esempio per le centinaia di progetti simili in corso di sviluppo in Europa.

Fred

Ogni firma conta, aggiungi la tua

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